ROCCA D'ORCIA

      Rocca d'Orcia o di Tintinnano o Tentennano, di origine romana, è disposta su una collina rocciosa. Il documento più antico in cui è citata risale all'anno 867, ed è un contratto di vendita del borgo, allora chiamata Casale di Tintinnano, stipulato tra Pepo di Chiusi e un certo Guinigi, nobile longobardo. Nel 915 la Corte di San Clemente in Tintinnano e le terre circostanti vengono donate all'Abbazia di San Salvatore dall'Imperatore Beremgario. I monaci amiatini tennero questa proprietà fino all'anno 1170. Successivamente Federico Barbarossa l'assagnò a Monfredi della Gerardesca. Poco dopo passò, come feudo, ai conti Tignosi, parenti dei conti della Gerardesca. Nel 1207 fu stipulato un contratto, che regolava i rapporti tra la famiglia dei Tignosi e gli abitanti del Borgo.Tale documento fu chiamato "Charta Libertatis" ed è di grandissima importanza, perché fu uno dei primi documenti scritti, che precedette i successivi statuti comunali rurali. I conti Tignosi cedettero Tintinnano e il suo territorio al Comune di Siena, perché gli edifici erano diventati pericolanti e non potevano economicamente farsi carico della loro ristrutturazione, ma anche perché le popolazioni anelavano a maggior libertà(era iniziata l'epoca Comunale).In seguito il Comune di Siena cedette Tintinnano alla famiglia dei banchieri Salimbeni, in restituzione del prestito ottenuto per le guerre contro Firenze. Nel 1355 l'Imperatore Carlo IV di Lussemburgo fece ai Salimbeni l'investitura solenne di feudi nel territorio senese, fra cui quello di Tintinnano. Il fatto acuì i contarsti con la Repubblica senese, anche perchè i Salibeni fecero della Rocca Tintinnano il loro caposaldo. Solo nel 1419 il Comune di Siena rientra in possesso della rocca. Cocco Salimbeni, l'ultimo signore del borgo, tradito da uomini di sua fiducia, che di notte avevano aperto le porte alle truppe senesi, fu catturato e trucidato con tutta la famiglia, compresa la moglie incinta. Siena aveva riconquistato una rocca inespugnabile quando, per l'invenzione della polvere da sparo, non era pià tale e aveva perso ogni valore strategico e militare. Ormai era iniziato il suo declino e così anche quello del suo granaio, la Val d'Orcia. Nel 1550 il territorio passò sotto Firenze e la rocca fu abbandonata al suo destino, senza che alcuno pensasse alla sua manutenzione. Verso il 1700 divenne proprietà dei Lorena e negli anni successivi passò a ricche famiglie del luogo, che però la lasciarono ancor più in abbandono. Verso il 1960 gli ultimi proprietari, gli Aggravi, la cedettero definitivamente allo Stato Italiano. Nel 1975 iniziò il restauro, che terminò un decennio dopo. Con il suo restauro e la sua apertura al pubblico ha avuto un discreto risveglio turistici il sottostante paese di Rocca d'Orcia, che conserva le sue originarie caratteristiche mediovali nelle case, nelle chiese, nelle vie e nella piazza con la cisterna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




 

 


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